Sigillatura di solchi e fossette

Sigillatura di solchi e fossette

La sigillatura dei solchi e delle fossette della superficie occlusale degli elementi dentari è una metodica di prevenzione della carie conosciuta ed applicata in tutto il mondo ormai da molti decenni (Ahovuo-Saloranta et al. 2004).

La metodica consiste nella chiusura meccanica delle irregolarità dello smalto dentario presenti principalmente sulla porzione masticante dei molari, dei premolari e, in alcuni casi, sulla superficie palatale dei denti anteriori; il tutto per impedire la colonizzazione batterica dei solchi e delle fessure.

Nei bambini e ragazzi di età compresa fra 5 e 17 anni, più dell’80% delle lesioni cariose si manifesta nelle irregolarità dello smalto situate sulla superficie masticante; il 74% dei solchi dei molari permanenti trattati con questa metodica preventiva si mantiene sano a distanza di circa 15 anni.

La sigillatura è particolarmente indicata per i primi molari permanenti. Questi elementi dentari, infatti, occupano una posizione piuttosto arretrata nel cavo orale dei soggetti di 6-7 anni e, quindi, non sono facilmente raggiungibili dalle setole dello spazzolino.

L’efficacia delle sigillature nel prevenire la carie è massima se queste vengono applicate subito dopo l’eruzione del dente definitivo (nel caso dei primi molari permanenti il momento ideale per la sigillatura è tra il sesto e il settimo anno), per la maggior suscettibilità alla malattia del dente appena erotto, suscettibilità questa che persiste per i primi due anni circa. La sigillatura permane sul dente per alcuni anni e non necessita di rimozione, ma si consuma nel tempo. Qualora venisse persa prima dei due anni, va ripristinata.

L’esecuzione di ameloplastica, prima della sigillatura, consente l’identificazione di un processo carioso già presente, consentendo l’adozione, da parte del medico odontoiatra, di procedure alternative e può migliorare la ritenzione del sigillante, senza tuttavia migliorare l’efficacia della procedura preventiva.

L’applicazione di fluoro eseguita prima della sigillatura non sembra influenzare negativamente la forza d’adesione.

L’isolamento del campo operatorio risulta avere un ruolo chiave per il successo clinico della sigillatura; la contaminazione della saliva determina una riduzione della forza di adesione del sigillante allo smalto.

Durante le fasi operative é essenziale seguire scrupolosamente le indicazioni stabilite dalle singole aziende produttrici del sigillante utilizzato.

Una corretta diagnosi permette di evidenziare possibili controindicazioni alle sigillature: solchi pigmentati per i quali la terapia prevede la sigillatura associata ad ameloplastica e lesioni cariose minimali per le quali sono indicati restauri minimamente invasivi.

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